La mia storia, il mantra che mi hanno fatto crollare...
Alcuni anni fa ho avuto un crollo emotivo.
Ero una giovane mamma che aveva deciso di rimanere a casa per occuparsi dei figli, lasciando un lavoro che amava ma che di fronte a loro perdeva tutta la sua importanza. Ma nonostante mio marito non mi abbia mai fatto pesare la cosa, che avevamo anzi deciso con gioia insieme, già dopo pochi mesi il mio senso di colpa per dipendere finanziariamente da lui ha iniziato a logorarmi. Ero incapace di stare ferma, mi inventavo mille lavori aggiungendo peso sulle spalle e coltivando delle aspettative malsane su me stessa. Perché ai miei occhi dovevo essere una mamma presente, ma anche una donna indipendente e realizzata. Mi sentivo costantemente sopraffatta e inadeguata, la mente saltava continuamente da una pendenza all'altra, dal bucato al volontariato (perché figuriamoci se potevo dire di no a quello), dai bambini all'atelier: quando ero con loro ero frustrata perché mi pesava non riuscire a dedicarmi al lavoro e quando ero in atelier mi sentivo in colpa per non essere con loro. Ero diventata sgarbata, non ridevo più, mi infastidiva qualsiasi cosa. Ho iniziato ad isolarmi perché anche i contatti sociali mi mettevano ansia, a causa del mio perenne desiderio di compiacere gli altri e della paura del loro giudizio.
E ovviamente, di tutto questo non ne ho mai parlato con nessuno. Figuriamoci se la mia mente accettava l'idea di mostrarsi fragile, imperfetta, incapace di soddisfare gli ideali di "donna tutto". Leggevo libri di crescita e organizzazione perché credevo di essere io "semplicemente disorganizzata" come mi dicevano. Ma qualsiasi nuova abitudine durava qualche settimana e poi ero di nuovo a terra.
A volte cerchiamo le risposte in testi complicati, in riflessioni profonde. Quando basta una frase apparentemente insignificante ai più per creare quell'aggancio emotivo che fa crollare ogni nostra difesa. Per me è stata una frase letta per caso, su un giornale che parlava di tutt'altro che dei miei problemi:
"Faccio del mio meglio. E VA BENE COSÌ"
... e quelli che mi hanno risollevato.
Quando ho accettato l'idea di poter ammettere che ero troppo severa con me stessa e le mie aspettative, ho imparato a chiedere aiuto. Ho imparato a non sentirmi in colpa se lo faccio (o meglio, ci sto lavorando) e - soprattutto - ho così scoperto di essere una persona con ADHD. Scoprire di essere neurodivergente ha fatto crollare tutto: mi sono sentita capita per la prima volta, e tantissimi piccoli tasselli anche della mia adolescenza hanno trovato il loro posto e la loro interpretazione sensata in una mente che funziona semplicemente in modo diverso.
Le difficoltà di gestione emozionale, la mancanza di autocompassione, i pensieri automatici negativi, l'iperfocus da un lato e la paralisi mentale dall'altro: tutto prendeva forma e mi permetteva finalmente di guardarmi con occhi diversi. È stata una sofferenza guardarsi dentro senza giudizio, ma anche una liberazione.
Per conoscere sé stessi non basta una vita intera diceva qualcuno, e sono ancora nel pieno di questo viaggio. A volte ricado in vecchi schemi di pensiero, che anche se ora so riconoscere non sempre so fermare.
Ed è proprio in questi momenti che mi sono di fondamentale aiuto i mantra. Che mi sussurro mentalmente, che ho cucito su portachiavi, portacarte, collane e bracciali per averli sempre con me.
💛
Perfettamente imperfetta
Respira
Vivi qui e ora
Non sono solo il mio caos. Sono anche la mia luce.
Un passo alla volta
Non devo essere perfetta. Devo solo essere me.

"Le parole hanno un peso. E quando sono ripetute ogni giorno, anche solo con lo sguardo, possono trasformarsi in messaggi potenti.
Ogni volta che prendi le chiavi per uscire, ogni volta che lo tocchi distrattamente in tasca, quel messaggio è lì. Presente. Gentile. Tuo".





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